Andrea Cova

Articoli di Andrea Cova

“David” è il nuovo spettacolo di Vuccirìa Teatro che ha recentemente debuttato alla Reggia di Capodimonte, in occasione della tredicesima edizione del Napoli Teatro Festival Italia: partendo da un ritratto familiare, la pièce si proietta ad investigare il ruolo dell’artista nella società, andando a costituire simbolo e metafora del processo creativo stesso. Dopo alcuni anni torniamo ad incontrare Joele Anastasi - regista, attore e drammaturgo della compagnia - per addentrarci tra le pieghe di questo nuovo lavoro e scoprire i progetti internazionali in arrivo nei prossimi mesi, sia assieme agli storici compagni di viaggio di Vuccirìa che accanto alla visionaria regista spagnola Angelica Liddell.

Mario Scandale è uno dei più interessanti giovani registi del panorama teatrale italiano, proveniente dalla preziosa fucina di talenti dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica Silvio D’Amico. Dopo un interessante saggio di diploma dedicato al “Notturno di donna con ospiti” di Annibale Ruccello, la partecipazione alla rassegna Trend con un testo dello scozzese David Greig e numerose collaborazioni alla regia al fianco del suo insegnante di regia in accademia, Arturo Cirillo (tra queste “Lunga giornata verso la notte” di O’Neill, “La scuola delle mogli” di Molière e “Orgoglio e pregiudizio” da Jane Austen), Scandale ha recentemente debuttato al Napoli Teatro Festival Italia con “Il dolore di prima”, intimo affresco familiare dipinto dalla drammaturgia di Jo Lattari. Quale migliore opportunità per conoscere meglio il giovane regista marchigiano e scoprire i suoi progetti in cantiere per il prossimo futuro.

La stagione teatrale 2020/2021 si affaccia timidamente al sipario: ad aprire le danze, primo teatro romano a presentare gli spettacoli della nuova stagione, è lo storico Quirino che decide di ricominciare a partire dal 22 dicembre, con la consueta ricercata alchimia di tradizione e drammaturgia contemporanea, grandi registi e interpreti amati dal pubblico. Il Quirino compie centocinquant’anni con tutta la voglia di ricominciare!

Le storie di quotidiana umanità, diversità e disabilità dell’ottava edizione di “Fuori Posto. Festival di Teatri al Limite” avrebbero dovuto costituire il cuore di una rassegna multimediale con installazioni interattive, realtà virtuale, videoproiezioni, laboratori, teatro, danza, fotografia, spettacoli e performance site-specific. Pandemia e lockdown hanno purtroppo posto i bastoni tra le ruote a questo innovativo progetto. Il festival avrebbe annoverato tra le proprie iniziative anche un allestimento museale presso la Sala Alessandrina dell’Ospedale Santo Spirito di Roma; vivida creatività ed ingegno hanno però reso possibile che l’impegno sociale di questa iniziativa non venisse oscurato dal grigiore dei tempi che stiamo attraversando. Ecco dunque nascere un originale museo virtuale che tutti potranno visitare per scoprire queste emozionanti storie “Fuori Posto”, vissute direttamente o indirettamente dai loro stessi protagonisti.

Dopo essersi cimentato con “Le intellettuali” e “L’Avaro”, l’estro creativo di Arturo Cirillo torna a confrontarsi con il Molière della maturità e con il coacervo di grottesca ironia e cupa, malinconica amarezza che contraddistingue la sua ultima produzione. In scena al Teatro Eliseo, fino al 19 gennaio, il godibilissimo ed assolutamente moderno “La scuola delle mogli”, una produzione concepita grazie alla sinergia tra Marche Teatro, Teatro dell’Elfo e Teatro Stabile di Napoli; un cristallino esempio di come una commedia di tre secoli e mezzo fa (il suo debutto avvenne il 26 dicembre 1662 presso il parigino Teatro del Palais-Royal), se rinfocolata da una traduzione illuminata come quella di Cesare Garboli, incastonata in una costruzione scenografica sorprendente e dinamica come quella di Dario Gessati, impreziosita dai sempre pregiati costumi disegnati da Gianluca Falaschi e incarnata da interpretazioni impetuose come quelle dello stesso Cirillo, di Valentina Picello e del giovane Giacomo Vigentini, allora il risultato non è certo l’ennesima polverosa riproposizione per noiose matinée scolastiche ma un lavoro teatrale da non lasciarsi sfuggire.

Lunedì, 06 Gennaio 2020 21:40

La grande magia - Teatro Argentina (Roma)

Lluís Pasqual porta in scena al Teatro Argentina una delle commedie meno rappresentate tra quelle partorite dal genio creativo di Eduardo De Filippo e al contempo tra quelle dalle più evidenti influenze pirandelliane: “La Grande Magia”, testo scritto nel 1948, fu tra i primi a sancire la transizione dallo sguardo ironico e bonario rivolto alle umane debolezze ne “La cantata dei giorni pari” al pessimismo disincantato e cupo de “La cantata dei giorni dispari” ed intreccia, su un’intelaiatura dalle sembianze meta-teatrali, riflessioni esistenziali ed implicazioni filosofiche di assoluta modernità. Una messa in scena di grande ricercatezza, asciutta, precisa e dirompente nel trasmettere l’essenza del messaggio eduardiano, orchestrata in maniera accorta dal regista catalano, che cura anche con gusto le eleganti scene e i sontuosi costumi, e ottimamente interpretata da una compagnia di matrice partenopea, tra le fila della quale spiccano un Nando Paone ed un Claudio Di Palma realmente in stato di grazia.

Dal 17 dicembre al 5 gennaio. Ad accompagnare l’intero periodo natalizio ed il crinale di separazione con il nuovo anno, l’Eliseo propone uno dei testi più apprezzati e rappresentati del pluripremiato drammaturgo inglese sir David Hare. “Il cielo sopra il letto” (titolo originale “Skylight”, la cui premiere londinese risale al 1995, insignito nel ‘96 dell’ Olivier Award for Play of the Year e nel ’97 del New York Drama Critics' Circle Award for Best Foreign Play) è un dramma intimista, vibrante ed inquieto che scaglia sul palcoscenico, nude e senza rassicuranti mediazioni, le dolorose contraddizioni di un rapporto di coppia da tempo naufragato. Luca Barbareschi ne cura la ricercata regia, nonché la traduzione e l’adattamento, oltre a interpretare il protagonista maschile, l’imprenditore Saverio; al suo fianco una quanto mai carismatica ed emozionante Lucrezia Lante della Rovere, nei panni della caparbia insegnante Elisabetta. Una scelta inconsueta, in un panorama festivo romano affollato di musical per famiglie e commedie tradizionali, ma assolutamente apprezzabile, in linea con l’interessante e variegata stagione disegnata dallo stesso Barbareschi per Eliseo e Piccolo Eliseo.

Una maratona inarrestabile ed implacabile, una prova di resistenza fratricida attraverso la quale centinaia di disperati tentano di procacciarsi un barlume di speranza sotto accecanti riflettori: infinite giornate di ininterrotto ballo in coppia, passioni e rivalità che si intrecciano, il miraggio di un fantomatico premio in denaro o di un produttore cinematografico che li sottragga alla squallida routine delle loro esistenze; il tutto orchestrato da un istrionico organizzatore-presentatore con tante parole per imbonire ma ben pochi scrupoli ad ingentilire la coscienza. Dopo il luminosissimo successo di “Le Bal”, Giancarlo Fares torna a scrutare l’universo del ballo da una prospettiva curiosa ed originale, curando adattamento e regia di “Non si uccidono così anche i cavalli?”, tratto dal romanzo omonimo dell’americano Horace McCoy del 1935, divenuto celebre anche grazie alla trasposizione cinematografica di Sidney Pollack del 1969 con Jane Fonda. Protagonisti di questo adattamento teatrale sono Giuseppe Zeno, Silvia Salemi ed un compagine di tredici talentuosi giovani interpreti, pronti a contendersi la ribalta senza esclusione di colpi, sulle trascinanti note electroswing di Piji e della sua band.

Ha debuttato a Roma, nell’ambito del Lunga Vita Festival, il nuovo lavoro della compagnia Divina Mania: in “Contro la libertà” l’autore catalano Esteve Soler rivolge uno sguardo crudo ed onesto alla contemporaneità e alle idee preconcette di libertà che inquinano l’essenza più profonda di questo inviolabile diritto; un’analisi implacabile, senza sconti di sorta, che la regia di Mauro Lamanna e le intense e ben calibrate interpretazioni di Gianmarco Saurino, Elena Ferrantini e dello stesso Lamanna esaltano e rispecchiano efficacemente nella nostra quotidianità. Abbiamo incontrato Saurino e Lamanna, nella suggestiva cornice dell’Accademia Nazionale di Danza a pochi minuti dallo spettacolo, per indagarne la genesi e scoprire i prossimi progetti di questo collettivo, tanto giovane quanto determinato e lucido nella sua visione artistica.

“Ocean of Inspirations” è il leitmotiv che accompagna la sessantaduesima edizione del Festival dei 2Mondi di Spoleto che, come da tradizione, inonderà le strade dell’incantevole cittadina medievale umbra sul principio dell’estate; un filo conduttore perfettamente sintetizzato dall’etereo scatto fotografico di David Lachappelle che impreziosisce il manifesto della rassegna di quest’anno. Da venerdì 28 giugno a domenica 14 luglio un ricchissimo calendario di eventi in un caleidoscopio all’insegna della contaminazione di linguaggi artistici ed eterogenee sorgenti di ispirazione che seguiremo con attenzione sulle nostre pagine.

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