Dal 14 al 19 gennaio. Quattro solitudini, un appartamento e una notte di Capodanno a Napoli. Donna Violante, la padrona, ex serva in un bordello, discute e litiga con Mariacallàs, un travestito, in bilico fra rassegnazione, ironia, squallore e cattiveria. E ancora, Fred e Byron che sono alla ricerca dell’ebbrezza di una notte: l’uno, uno studente omosessuale alla ricerca di una vita libera dalle paure; l’altro, uno scrittore nero che vorrebbe distruggere il mondo per vendicare le umiliazioni subite. Quattro persone naturali e strafottenti, che, per un gioco del destino, divideranno la loro solitudine con quella degli altri, mentre fuori la città saluta il nuovo anno, fra accese discussioni, recriminazioni, desideri repressi, liti e violenze sessuali.

Nella splendida cornice dell’Accademia Nazionale di Danza, sul colle Aventino, Filippo Gili porta in scena la sua versione del celeberrimo “Aspettando Godot”, probabilmente l’opera più nota e replicata di Samuel Beckett. Nelle vesti, rispettivamente, di Vladimiro ed Estragone, ci sono Giorgio Colangeli e Paolo Briguglia, quest’ultimo nel ruolo in precedenza indossato dal “libanese” Francesco Montanari. Un’attesa esistenziale, eterna, destinata a restare cristallizzata nella contemporaneità.

Un talento multiforme quello di Giancarlo Nicoletti, regista, drammaturgo, attore e produttore. Sangue siciliano nelle vene, un percorso teatrale romano in costante ascesa e la giusta dose di audacia necessaria per rivolgere lo sguardo anche oltremanica. Dopo il luminoso successo della “Trilogia del contemporaneo” (costituita da “#salvobuonfine”, “Festa della Repubblica” e “Kensington Gardens”) e la rivisitazione moderna degli archetipi classici proposta in “Torre Elettra”, torna in scena nelle vesti di attore per il beckettiano “Finale di Partita” firmato da Filippo Gili, mentre nel frattempo registra gli ultimi ingranaggi della sua regia di “Persone naturali e strafottenti”, pronta a debuttare nel mese di maggio. Lucidità di visione, fervida creatività e un incrollabile rigore nel coltivare la propria arte rappresentano le direttrici di un lavoro teatrale onesto ed originale, alla scoperta del quale Giancarlo ci accompagna attraverso le riflessioni di questa intervista a tutto tondo.

Sabato, 27 Febbraio 2016 13:59

Kensington Gardens - Sala Uno Teatro (Roma)

Ambientato nella suggestiva cornice della cripta della Scala Santa a San Giovanni, "Kensington Gardens", dramma scritto e diretto da Giancarlo Nicoletti in soli sei mesi, smuove le corde dell'animo annullando la quarta parete e coinvolgendo le coscienze della platea. Conflitti generazionali, rapporto genitori-figli, successo ad ogni costo e sacralità dell'arte, e ancora tematiche sociali come l'identità territoriale, l'integrazione, la xenofobia, il tradimento, la fragilità dell'animo umano, questo il giusto mix che testimonia come Nicoletti sia un attento conoscitore dell'epoca contemporanea.

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