Dal 5 al 13 giugno Carmelo Rifici torna a esplorare gli archetipi dell’inconscio con uno spettacolo che si fa spazio di condivisione tra attori e pubblico: MACBETH, LE COSE NASCOSTE, tratto dalla sanguinosa e geniale opera di Shakespeare, nella potente riscrittura di Angela Dematté. Rifici affonda le radici nel rito teatrale per rivisitare il passato come fonte inesauribile di comprensione del presente per un’opera che illumina i recessi del nostro io più profondo portando sul palco un processo psicanalitico: quello attraversato dagli attori durante l’originale genesi dello spettacolo.

“Il ragazzo dell’ultimo banco”, andato in scena al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano, è la prima rappresentazione italiana del testo firmato dallo spagnolo Juan Mayorga nel 2006, dal quale nel 2012 è stato anche tratto il film “Nella casa (Dans la maison)”, diretto da François Ozon. La regia dinamica di Jacopo Gassmann amplifica la lettura a più livelli dello spettacolo che ha ad oggetto il rapporto tra professore e allievo, in una sorta di capovolgimento dell’archetipo del “romanzo di formazione”. Si tratta di una produzione del Piccolo Teatro.

Fino al 19 novembre al Piccolo Teatro Studio Melato va in scena “Uomini e no”, uno dei testi più attuali sulla resistenza partigiana a Milano di Elio Vittorini. La trasposizione scenica di Michele Santeramo e la regia di Carmelo Rifici restituiscono al pubblico uno spettacolo forte, totalizzante e destabilizzante.

Al Piccolo Teatro Studio, dal 22 ottobre al 22 novembre, va in scena in prima assoluta Le donne gelose di Carlo Goldoni, la nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Sangati, dipingendo una Venezia scura, tra culto del denaro e angosce di miseria.

In una località indefinita nel tempo e nello spazio, si aggirano gretti personaggi che si dividono tra l'interessamento per un losco e inquietante straniero giunto da poco in città e la voglia di squinternare la placida esistenza del sagrestano, unica figura "pulita" e timorata di Dio. Un giorno la sorella del sagrestano viene a mancare e la carrozzina, contenente un deforme bambino in fasce, la sua miglior arma per l'elemosina, diviene un dispositivo che scatena faide familiari e avare, meschine gelosie all'interno di una comunità tenuta insieme dal comune senso del "basso istinto". Questo il punto di partenza di "Divine Parole", difficile prova registica e attoriale che Damiano Michieletto porta in scena al Piccolo Teatro Studio dal 25 marzo fino al 30 aprile. Spettacolo intenso e difficile anche per il pubblico ma proprio per questo ricco di profondi spunti di riflessione.

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