Mercoledì, 20 Novembre 2019 21:09

Angels in America - Teatro Elfo Puccini (Milano)

Fino al 24 novembre, al Teatro Elfo Puccini di Milano, “Angels in America”: il kolossal di Tony Kushner in due parti, con la regia di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani, ormai diventato cavallo di battaglia del teatro milanese, quest'anno in una veste rinnovata sia dal punto di vista scenografico sia nel turn over di alcuni attori giovani.

Che cosa sappiamo di questo grande Paese dell'Asia Centrale che ciclicamente occupa le prime pagine dei nostri giornali? Un Paese che, in seguito all'attentato dell'11 settembre, è stato invaso per mettere fine al regime dei talebani e nel quale sono tutt'oggi presenti truppe italiane, un Paese che dall'Ottocento è terreno di scontro tra le potenze mondiali per la sua posizione strategica. Da questa domanda ha preso le mosse il Tricycle Theatre di Londra, la più grande officina di teatro politico inglese, e ha costruito l'ambizioso progetto “The Great Game”, uno spettacolo 'all day long' nel quale tredici tra i migliori autori inglesi raccontano i rapporti tra l'Afghanistan e l'Occidente dal 1842 ai giorni nostri e di cui Ferdinando Bruni ed Elio de Capitani dirigono l’edizione italiana.

Dal 23 ottobre al 25 novembre. Un viaggio avventuroso lungo i destini dell'Afghanistan. Dieci brevi storie, poetiche e crudeli, che ci fanno guardare con altri occhi i rapporti tra Oriente e Occidente: perché quello che accade nell’Asia Centrale ha radici lontane, ma oggi ci tocca da vicino; perché il teatro e la storia possono ridisegnare i confini di ciò che pare ignoto e straniero. Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani hanno diretto l’edizione italiana di un progetto di drammaturgia collettiva ideato dal Tricycle Theatre di Londra, firmando due spettacoli - “Il grande gioco” e “Enduring freedom” - che mettono in scena i testi più sorprendenti, da vedere in due serate o in un'unica coinvolgente maratona.

Il Festival Tramedautore si conclude con "Carbone Attivo", raffinato dramma di Nick Rongjun Yu, messo in scena dal giovane Manuel Renga, che sceglie le corde dell’intimismo, dell’emotività per mostrare il peso della memoria nel cammino verso la serenità.

Martedì 3 marzo al Teatro India di Roma Giuliana Lojodice porta in scena VAPORE, regalando all’omonimo romanzo di Marco Lodoli, una figura femminile dall’anima memorabile che la regia di Oliviero Corbetta rende affascinante e complessa nel raccontare l’ossessione e la paura di dimenticare. Con Alessandro Lussiana l’attrice si staglia sullo sfondo dell’affresco di una famiglia non convenzionale, vaporosa e dura, che nasconde un drammatico segreto.

Finalmente restituito alla cittadinanza romana, il Teatro India, luogo di accoglienza e di irradiazione di un sistema dedicato alla creazione contemporanea, propone una ricchissima stagione 2014/2015. Scopriamone tutti i dettagli...

Domenica, 26 Maggio 2013 12:47

After the end - Spazio Tertulliano (Milano)

Dal 22 al 26 maggio. Gli attori - quelli bravi, si intende - sono persone fragili, insicure, tese a coltivare il dubbio (non) metodico. Questo lato nascosto si coglie con nitidezza frequentandoli un po' nel backstage. Rimarranno impressi nella memoria di chi scrive i 'timori e tremori' di Valeria Perdonò, la protagonista femminile di After the end: durante le prove si sentiva come sopraffatta dal clima claustrofobico del testo; una sorta di esitazione nell'accostarsi al personaggio le attraversava la pelle, forse la paura di rimanere intrappolata in un gorgo da cui, una volta entrati, non ne puoi più uscire. E in effetti, è andata proprio così: ora che le repliche volgono al termine ha ammesso che, per la prima volta nella sua carriera di attrice, questa Louise rimarrà incollata col mastice nella sua anima. C'è un aspetto importante, però, su cui Valeria forse non si sofferma: per un'attrice, convivere con un personaggio solido e pieno di affascinanti sfumature come Louise, è una vera benedizione. Fortunato chi, da interprete, incrocia nel suo percorso un testo come After the end. E fortunato chi, in questo infinito scorcio d'autunno milanese, si è recato allo Spazio Tertulliano con la deliberata volontà di condividere con gli attori l'atmosfera plumbea della pièce.

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