Sabato, 27 Gennaio 2018 20:29

Il Padre - Teatro della Pergola (Firenze)

Dopo Pirandello e Brecht, Gabriele Lavia torna in scena con il suo terzo allestimento de “Il Padre” di August Strindberg. Con Federica Di Martino, sua moglie nella vita e sulla scena, porta sul palco la lotta tra i sessi, la crisi della famiglia e della borghesia, in una sottile quanto spietata guerra di sopraffazione. Lo spettacolo, prodotto da Fondazione Teatro della Toscana, è andato in scena al Teatro Della Pergola di Firenze dal 16 al 21 gennaio ed è ora approdato a Roma (al Teatro Quirino, dal 23 gennaio al 4 febbraio); la tournée proseguirà poi a Bologna, Milano, Torino, Genova ed Udine.

Dal 6 al 18 dicembre. Sullo sfondo di una scenografia imponente, realizzata interamente nei laboratori del Teatro della Pergola di Firenze, riaperti appositamente per questa produzione, Gabriele Lavia prosegue con passione e mestiere la sua pirandelliana esplorazione con questo breve ma intenso atto unico, rappresentato per la prima volta il 24 febbraio del 1922 al Teatro Manzoni di Milano, arricchito con altre novelle che affrontano il tema, fatale per Pirandello, della “donna” e della “morte”.

Dal 13 maggio al 18 giugno. Inaugura la stagione 2016 al Teatro Greco di Siracusa Elettra di Sofocle per la regia di Gabriele Lavia con Federica Di Martino nella parte di Elettra, Maddalena Crippa nelle vesti di Clitemnestra, Jacopo Venturiero nei panni di Oreste e Maurizio Donadoni in quelli di Egisto. Regia possente senza enfasi: misurandosi con il classico Lavia asciuga la partitura, esce di scena, attualizza senza modernizzazioni l’impianto, ed esalta il tema del femminile che in questa tragedia è centrale. Senza cadere nel descrittivismo ne interpreta piuttosto le istanze attuali e fruibili dal pubblico di oggi: un coro al femminile, una battaglia e un sentire tutti al femminile. Una tragedia che Lavia porta tutta nell’interiorità e incornicia in un’interpretazione corale armonica, che regala anche una bellezza estetica sobria ed essenziale. Una regia che coglie il classico nel senso più profondo del termine.

Presentata alla stampa e al pubblico la nuova stagione teatrale del Teatro Quirino Vittorio Gassman che punta ad un ventaglio di proposte variegate confermandosi come “Teatro POP”, attento alla tradizione senza perdere di vista i linguaggi della contemporaneità.

Tre giorni. Tanti ne servono a Pirandello per scrivere la commedia prima di leggerla personalmente alla compagnia di Dario Niccodemi. «Ma nessuno aveva capito niente», racconta lo stesso Niccodemi per spiegare uno straniamento che presto coinvolge anche il pubblico. Alla prima romana del 1921, la platea si divide tra entusiasmo convinto e chi urla “Manicomio! Manicomio!”. Prima di applaudire senza riserve, il pubblico ha bisogno di familiarizzare con lo spettacolo, il teatro di abituarsi all’idea di rappresentare se stesso. «I Sei personaggi sono una lunga avventura alla quale vado incontro», spiega Gabriele Lavia, interprete del Padre e regista di quest’edizione del 1925 arricchita con elementi del 1921: «È certamente uno degli spettacoli più difficili che abbia mai fatto. Quando ho cominciato a studiarlo ne ho avuto subito la sensazione. Siamo sempre in 21 in scena. Sempre.» L’effetto è di una costante tensione narrativa, un recitare anche solo facendo respirare il personaggio. O l’attore. O entrambi.

Aria di grande rinnovamento alla conferenza stampa di presentazione della Stagione Teatrale 2015/2016 del Teatro Eliseo e del Piccolo Eliseo. In una gremita sala del Palazzo delle Esposizioni un emozionatissimo Luca Barbareschi prende la parola dopo la piacevole introduzione di Franco Di Mare, chiamato a condurre la presentazione. Con la voce spezzata dall’emozione dei ricordi e del prossimo importante traguardo anagrafico (compirà 60 anni l’anno prossimo), introduce - dopo l’intervento dell’Assessore Marinelli e prima di passare alla presentazione degli spettacoli in cartellone - le novità “dirompenti” che renderanno il teatro più glorioso di Roma un polo d’eccellenza. L’obiettivo è creare una “community”, realizzare un punto di aggregazione che possa ampliare la possibilità di offerte culturali. Non solo spettacoli, ma una commistione sinergica tra arte e scienza, tra intrattenimento e servizi di accoglienza, scuola di recitazione e formazione, bar e servizi di ristorazione.

Gabriele Lavia torna anche questa stagione al Piccolo proponendo, dal 10 al 21 dicembre, un capolavoro di Ingmar Bergman, "Sinfonia d’autunno", dove il rapporto filiale, il sentimento dell’esclusione e l’incomunicabilità sono i protagonisti cui Anna Maria Guarnieri, vestale altera del tempio dell’anaffettività, e Valeria Milillo danno corpo nei ruoli femminili principali. In scena anche Danilo Nigrelli e Silvia Salvatori.

La stagione 2014/2015 del Teatro della Pergola ha inizio con la prima nazionale dei "Sei personaggi in cerca d’autore", diretto e interpretato da Gabriele Lavia. Nel 1948, dopo che la guerra aveva danneggiato il palcoscenico, la Pergola fu inaugurata nuovamente proprio con i Sei personaggi. La regia era di Orazio Costa, con Tino Buazzelli nel ruolo del Padre e Rossella Falk in quello della Figliastra. Lo stesso testo inaugura oggi la nuova Stagione della Pergola e il suo nuovo cammino produttivo, prima della tournée nei teatri italiani.

Dal 20 novembre al 22 dicembre. In scena al Teatro Argentina una delle opere di Ibsen meno conosciute e rappresentate sui palcoscenici italiani, "I pilastri della società", in una produzione mastodontica, magniloquente, di matrice essenzialmente tradizionale ma al contempo capace di restituire con inaudito vigore il virulento affondo sferrato dal drammaturgo norvegese al moralismo benpensante e alla cinica logica imperante del profitto a tutti i costi. Un file rouge neanche troppo sottile si dipana dunque tra la Norvegia del secondo Ottocento e la più stringente attualità: ad un capo della matassa i sordidi intrighi del console Bernick, magnificamente interpretato dal maestro Gabriele Lavia, pronto a sacrificare ogni benchè minimo barlume di onestà morale nonchè gli affetti familiari più cari sull'altare del più gretto tornaconto economico e di una squallida maschera di apparenze sociali da preservare scrupolosamente intonsa; all'altra estremità il manipolo di discutibili faccendieri e politicanti che affollano le aule parlamentari odierne, in un parallelismo di lapalissiana evidenza rimarcato dallo stesso regista nel trailer promozionale diffuso sul web, in cui accanto al protagonista delle vicende ibseniane vediamo campeggiare personaggi come Dell’Utri, Scilipoti, Fiorito e De Gregorio. Uno spettacolo barocco ed ipnotico, imponente e sottile, coinvolgente come sfogliare le pagine ingiallite di un romanzo dall'imprinting fortemente decadentista e ritrovarvi una fotografia livida e impietosa del nostro sgangherato presente.

Lunedì, 21 Gennaio 2013 20:36

Tutto per bene - Teatro Argentina (Roma)

Dal 16 al 27 gennaio. Dopo l'acclamato debutto di esattamente un anno fa sul medesimo palcoscenico e la trionfale tournèe autunnale da tutto esaurito tra Firenze, Milano,Torino, Bergamo e Genova, ritorna al Teatro Argentina l'ultima produzione firmata dal Teatro di Roma sotto l'egida della direzione artistica di Gabriele Lavia. In "Tutto per bene" deflagrano con lacerante e sofferta intensità tutti i topoi classici della drammaturgia pirandelliana: il contrasto tra l'attenzione ossessiva all'apparenza e il procrastinabile ma ineludibile confronto con l'atroce realtà dei fatti; le "maschere nude" pervicacemente indossate da una borghesia ormai priva di spirito e sostanza, accecata dalle convenzioni sociali, con l'annichilimento etico e morale che immancabilmente ne consegue; la follia come unico escamotage per sottrarsi a questo meccanismo infernale; il sentimento del contrario che innesca la caustica ironia dello scrittore agrigentino. Tematiche fondanti della produzione del più lucido, innovativo e raffinato interprete delle dinamiche esistenziali che il teatro del Novecento italiano abbia conosciuto, tradotte in scena con superba eleganza in un allestimento dall'impronta fortemente classica, ma al contempo contrappuntato da sfumature espressioniste e pervaso da una forza interpretativa talmente dirompente da renderlo assolutamente accattivante anche per le platee contemporanee.

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