Non è facile ricostruire il rapporto tra Elisabetta I e Maria Stuarda; non è facile suggerire agli spettatori quel groviglio psicanalitico, intriso di invidie e livori sotterranei, che vissero le due regine, “parenti serpenti”d'oltremanica. Tutte cose non facili, che per essere portate a compimento necessitavano di una buona drammaturgia, una buona regia e brave attrici. Per fortuna, nello specifico, l'operazione era nelle mani di Paolo Bignamini, Alberto Oliva, Maria Eugenia D'Aquino e Annig Raimondi: fior di professionisti, che hanno mantenuto tutte le promesse e anche di più.

Dall’8 al 25 maggio. Uno spettacolo che affonda le radici in un passato lontano per attraversare le epoche, dal 1500 ad oggi, insieme a due grandi regine, Maria Stuarda ed Elisabetta I, rivali anche dopo la morte. Un modo originale, ricco di tensione drammatica e sottile ironia, per rivivere il rapporto tra queste due figure, mescolando con intelligenza storia e fantasia.

Venerdì, 07 Febbraio 2014 20:37

Il venditore di sigari - Teatro Litta (Milano)

Dal 24 gennaio al 9 febbraio. Nella Germania appena uscita dalla guerra, tutte le mattine alle ore sei e trenta si incontrano due uomini, un professore ebreo che vuole partire per fondare lo Stato di Israele e il proprietario di una tabaccheria, dall’aspetto tipicamente tedesco. Entrambi sono sopravvissuti alla tragedia che ha appena sconvolto e quasi annientato un popolo intero. Lo spettacolo, partendo dalla questione ebraica in un momento cruciale della sua evoluzione, parla a tutti, perché tutti, prima o poi, siamo chiamati a fare i conti con la nostra identità e a scegliere i tempi e i modi della nostra partecipazione sociale.

Sabato, 25 Gennaio 2014 15:12

Enrico IV - Teatro Litta (Milano)

Dal 21 gennaio al 16 febbraio. Nell’ "Enrico IV" Pirandello porta all’estremo il gioco della finzione nella finzione. Un giovane nobile, durante una cavalcata in maschera, cade da cavallo e batte la testa. Risvegliatosi, crede di essere davvero il personaggio che stava interpretando, Enrico IV. Per vent’anni parenti e amici decidono di assecondarlo, creando attorno a lui la reggia del sovrano di Germania. Ma non tutto è come sembra e la pazzia nasconde un’amara verità.

Essere giovane nell’Italia del 2014 non è facile. Essere un giovane che non si rassegna all’alibi della crisi è ancora più difficile. Essere un giovane che ha la passione per il teatro e vuole farne la propria professione sembra impossibile. “L’odore del legno e la fatica dei passi. Resto in Italia e faccio teatro” di Alberto Oliva, giovane regista teatrale, parla di tutto questo, del nostro Paese, di un periodo storico, di una generazione e di cosa vuol dire fare teatro oggi in Italia. Il filo conduttore è - chiaramente - l’esperienza personale di Alberto, fatta di una passione totalizzante che, partendo dai primi buffi episodi d’ispirazione infantile e passando attraverso gli anni di studio, prima all’Università Statale di Milano e poi alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi, per unire preparazione teorica e formazione pratica, arriva alle prime assistenze alla regia e alla messa in scena dei suoi spettacoli. Pagina dopo pagina, attraverso piacevoli aneddoti, cogliamo le dinamiche del mondo teatrale, ricche di imprevisti da superare e rapporti umani da gestire, tra attimi di pulsione creativa e momenti di forte tensione, e siamo stimolati a riflettere sulla vita e sull’arte, sulla loro fisionomia, sul loro stato attuale e sul loro rapporto. Il percorso di Alberto è, come quello di tanti altri giovani, fatto di sacrifici, sfide, scelte, compromessi, amarezze, gioie, soddisfazioni e delusioni. Ma lo sguardo è quello di chi non si rassegna, di chi crede ancora negli altri, nel positivo scambio tra generazioni, nel confronto con i coetanei e nella possibilità di cambiare le cose.

La disoccupazione è un nemico sociale. La solitudine è un nemico sociale. L'Alzheimer è un nemico sociale. Quando combatti su tre fronti forse puoi essere un eroe, ma in genere sei destinato a perdere. Gli eroi giocano sempre a tutto o niente. E niente è la variabile che esce di più.

Domenica, 04 Agosto 2013 13:42

Ivan e il diavolo - Teatro Libero (Milano)

"Liberi d’estate" volge quasi al termine e offre - con la sua intelligente rassegna rivolta ad una Milano parecchio svuotata ma non certo dal desiderio di esserci e magari andare a teatro, fra un pub e l’altro - uno dei testi più importanti di Fëdor Michajlovič Dostoevskij, messo in scena come terzo capitolo del progetto dedicato dalla compagnia I Demoni all’autore russo. Si tratta di "Ivan e il Diavolo", divertente duetto tra un uomo e il male che si oppone alle leggi divine per sua volontà. “Io esisto per creare il contraddittorio, il dubbio” afferma il Diavolo. “Senza di me ci sarebbero solo osanna, una noia…”. Il palco del Teatro Libero è trasformato in una grande sala da bagno, con servizi luridi: una grande vasca rugginosa, un cesso degno di questo nome, un lavabo sporco con poggiato sopra un imponente specchio, un panchettino in mezzo alla stanza ricreata grazie a un largo telo bianco, ovviamente zozzo, a mò di pavimento.

Quest’anno il laboratorio di Alberto Oliva e Mino Manni si è incentrato sulla prima parte di Delitto e Castigo di Dostoevskij, approfondendo i risvolti esistenziali e psicologici delle figure umane che la abitano. Dopo un momento di presentazione, il lavoro prende il via. I primi esercizi servono sia per rompere il ghiaccio sia per iniziare a costruire un bagaglio emotivo in grado di avvicinare ai personaggi dostoevskijani. Agli attori, ad esempio, si chiede di avanzare verso un altro immaginario e reagire al suo presunto rifiuto, restando in una dimensione fisica e non verbale. Ne escono movimenti e versi di rabbia, nausea, frustrazione, impotenza, grida, sconforto, implorazione, sfida, anche se non tutti riescono a lasciarsi andare completamente. Uno degli aspetti più complicati di questo tipo di laboratorio è proprio l’affondare le radici nelle parti più profonde dell’animo, chiedendo di scavare in se stessi, attingendo a pensieri inconfessati o dolori rimossi per portare in scena tutta la forza e la complessità dei personaggi russi.

Sabato 15 e domenica 16 giugno gli allievi del laboratorio di Alberto Oliva e Mino Manni saranno in scena al Teatro Libero con la prima parte di "Delitto e castigo".

Mercoledì, 14 Novembre 2012 20:20

Il ventaglio - Teatro Tieffe Menotti (Milano)

Il ventaglio

Dall’8 al 18 novembre. In un borgo lombardo senza tempo convivono aristocratici decaduti, borghesi e contadini. Dodici bizzarri personaggi trascorrono il tempo in vuote occupazioni, finché un turbinio di fraintendimenti connessi a un ventaglio non finisce per travolgerli. Tuttavia, dopo un momento di follia collettiva, gli equivoci vengono sciolti e tutto torna alla normalità, o quasi.

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