Adele Maddonni

Articoli di Adele Maddonni

Domenica, 13 Dicembre 2015 14:23

"I capelli" di Harold Roux

Il nostro eroe, piuttosto sottotraccia, è un certo Allard Benson, e la storia (una semplice storia di seduzione, stupro, follia e omicidio – le consuete preoccupazioni umane) a quanto pare inizia al compimento dei suoi ventun anni”.

Così è la vita. Un meccanismo perfetto come un orologio svizzero fabbricato a Napoli dai cinesi. I libri non letti si accumulavano e i magazzini si riempivano, stracolmi.
I critici criticavano i libri che gli scrittori scrivevano e i lettori non avrebbero letto nemmeno sotto la minaccia delle armi. I lettori leggevano i libri che i critici non criticavano e che gli scrittori avrebbero voluto scrivere. Gli alberi continuavano a diventare tecno thriller con la copertina nera”.

Ho conosciuto Luigi Athos De Blasio qualche mese fa all’inaugurazione di una mostra; abbiamo iniziato a parlare dei suoi quadri e delle tecniche che utilizza, proponendoci di riprendere e approfondire il discorso appena possibile. L’occasione è stata la mostra allestita a Roma per la presentazione di Ubqart, il primo social network dedicato all’arte contemporanea, presso la Casa internazionale delle donne.
Lucano, classe 1973, De Blasio costruisce interamente a Roma il suo percorso artistico, dopo la laurea in filosofia. Si cimenta inizialmente con il collage, per passare in un secondo momento alla pittura su tela vera e propria. Dipinge utilizzando tecniche eterogenee, spaziando dall’astratto al figurativo, prediligendo studi e variazioni sulla figura umana o composizioni di oggetti e nature morte.
La conversazione ha toccato questioni teoriche e problemi più immediati che un artista deve affrontare; abbiamo parlato di come ci si scopre artisti; di cosa vuol dire essere artisti in un contesto esaltante ma difficile come Roma; del rapporto con il pubblico e delle ragioni che spingono ad acquistare opere d’arte.

Lunedì, 31 Agosto 2015 14:52

"L’amore cattivo" di Francesca Mazzucato

Ho cinque anni, ti piace la mia gonna rosa? A papà piace, dice che sono carina, la bambina più bella del mondo, la sua principessa, ma la mamma dice di non dargli retta, che è solo uno scherzo e io non sono la principessa di niente e di nessuno, che sono goffa e sgraziata e farò fatica, molta fatica a trovare un marito, allora io piango e si rovina anche la gonna rosa, faccio sempre tutto sbagliato, lo so”.

Generalmente associamo all’amore accezioni positive di cura, protezione, affetto e dedizione disinteressata. Le cronache ci raccontano sempre più spesso, invece, di come questo sentimento possa degenerare in desiderio di possesso e paura di abbandono, ossessione, gelosia, disagio, che si riversano sulla persona “amata” con conseguenze tragiche.
Francesca Mazzucato racconta nel suo nuovo lavoro proprio il lato “cattivo” dell’amore: da dove nasce e come si manifesta questa fattispecie di amore malato e distorto, descrivendone sintomi e fenomenologia in chi lo prova e in chi ne è oggetto. Il fatto che l’argomento venga trattato in romanzo e non in un saggio aggiunge alla lucidità e precisione dell’analisi il coinvolgimento emotivo nei confronti di una giovane donna costretta a fare i conti in varie fasi della sua vita con questa forma patologica, tossica, vorace e distruttiva.
Nora dovrebbe essere appagata e soddisfatta di ciò che è riuscita a ottenere: è una bella ragazza di 39 anni, che ha terminato brillantemente gli studi e ha successo nel suo lavoro. Ha raggiunto la sua indipendenza, riuscendo a costruirsi una carriera di successo a Milano.
A dispetto delle apparenze, nella sua parte più intima Nora nasconde dei fantasmi che la perseguitano da quando era una bambina desiderosa solo di affetto e comprensione da parte dei suoi genitori. Una madre egotista e assente e un padre depresso non sono mai riusciti a darle l’amore di cui avrebbe avuto bisogno, a farla sentire importante, speciale (come ognuno di noi meriterebbe). Nonostante sia ormai adulta, nei momenti di difficoltà e sconforto vediamo affiorare ancora in lei quella bambina convinta di avere qualcosa di profondamente sbagliato che le impedisce di essere amata davvero.
Nora è profondamente sola. Soprattutto è sola al termine della sua giornata o durante le terribili, lunghissime domeniche, spazi vuoti, precipizi aperti sul nulla che la circonda quando le viene a mancare il rifugio del lavoro.

Nora ha delle amiche che le vogliono bene, ma non ha un compagno e questo la fa sentire sbagliata. La famiglia, la società ti fanno sentire che ti manca qualcosa quando non hai un uomo accanto, perché non stai seguendo la strada “giusta”, sei un pezzo che non si adatta all’ingranaggio.
Quando improvvisamente e inaspettatamente nella sua vita entra Alessandro, che sembra avere tutto ciò che lei ha sempre desiderato di trovare in uomo, Nora decide di fidarsi.
Con precisione anatomica, Francesca Mazzucato analizza l’animo di Nora, per restituirci un racconto di fragilità e paura, desiderio d’amore e bisogno di comprensione e protezione.
I piani temporali si sovrappongono e si moltiplicano perché spesso, all’improvviso, nell’animo ferito di Nora riaffiorano voci e immagini di quell’infanzia dolorosa con cui faticosamente ha cercato di fare pace per andare avanti e la scrittura registra con sensibilità e delicatezza i sentimenti e gli stati d’animo, il tempo vuoto della solitudine, l’euforia dei primi tempi in cui inizia a uscire con Alessandro – un dono a cui pensava di non avere diritto – l’ansia e l’angoscia quando le attenzioni di lui cominciano a diventare troppo pressanti, i dubbi e le esitazioni di fronte a comportamenti a cui lei vorrebbe sottrarsi, la difficoltà di dire no a causa delle pressioni sociali e familiari.

L’amore cattivo racconta le ferite profonde che una donna cerca faticosamente di far rimarginare ma che invece continuano a sanguinare a distanza anche di molti anni, perché, come spiega Camilla Ghedini nella prefazione, “se non ti sei sentita amata dalla mamma, non ti sentirai mai veramente amata da nessuno”.

Francesca Mazzucato
L’amore cattivo
prefazione di Camilla Ghedini
Giraldi Editore
200 pagine
€ 12,50

Articolo di Adele Maddonni

Sabato, 25 Luglio 2015 19:16

“L’ammiratore” di Roberto Carboni

Il dottor Riosti entrò e guardò in giro. Le porte scrostate, le pareti annerite, i libri accatastati a terra. Fece una smorfia: “Un po’ cupo”.
“Sto cercando di entrare mentalmente in un altro romanzo”.
Il vicequestore annuì: “Ah, già, l’ispirazione…”.

Lunedì, 29 Giugno 2015 14:30

“Indignazione” di Henry James

“Oh, il ricco Mr Bender, così sicuro di sé!” gridò Crimble. “Una volta tirato fuori il denaro, la sua sicurezza diventa un motore inarrestabile! Immagino”, aggiunse, indovinando, “che si sia portato appresso quel suo velenoso libretto degli assegni”.
La donna si mostrò meno stupita ed esasperata. “Si è sentito parlare di casi simili, ma solo quando in ballo c’erano mercanti particolarmente insistenti”.
“E Mr Bender, tanto per rendergli giustizia, non è un mercante particolarmente insistente?”.
“No”, ribatté giudiziosamente Lady Grace. “Dubito fortemente che sia un mercante, penso che sia soltanto ciò che un istante fa voi stesso avete affermato di essere”.
L’uomo volse uno sguardo a qualche elemento ribelle del suo recente passato. “Un vero e appassionato amatore?”.
“Come lo siamo stati tutti nella nostra epoca felice, quando saccheggiammo l’Italia e la Spagna”.

Martedì, 16 Giugno 2015 16:54

"Tortona nove corto" di Pier Emilio Castoldi

Ferrero è fulminato dal pensiero di essere il più scarso tra i dilettanti. Prima l’avventura conclusasi con la sparatoria in aperta campagna, finita bene solo grazie all’intercessione di chissà quale congregazione di santi, ora questa missione notturna in scooter come due dementi. A raccontarle sembrerebbe più una sceneggiatura da vaudeville. Chissà perché, invece, nei libri noir le trame riescono così perfette? Perché tutte le cose si combinano e c’è sempre un ispettore o un commissario che segue una buona pista?

Martedì, 09 Giugno 2015 16:58

La donna in bianco di Willkie Collins

Questa è la storia di quel che la pazienza di una donna può sopportare, e che la determinazione di un uomo può ottenere.
Se si potesse far assegnamento sulla macchina delle legge per scandagliare ogni caso sospetto, e per condurre a termine ogni inchiesta, con l’unico, lubrificante aiuto del denaro, gli avvenimenti narrati in queste pagine avrebbero potuto reclamare la loro parte di pubblica attenzione in una corte di giustizia.
Ma la legge è ancora, in certi casi inevitabili, la schiava promessa del borsello più capace, e così la nostra storia dovrà essere raccontata, per la prima volta, in questa sede. E come il giudice potrebbe averla ascoltata, così il Lettore l’ascolterà adesso”.

No, mio Sovrano, Voi non vi ricorderete di me, di questa ordinaria concubina alla quale vi siete unito solo una volta, con la quale avete passato poche, per quanto piacevoli ore, e che, nonostante ciò, non avete più desiderato.
Se solo sapeste quanto ardentemente brucia la sua passione per Voi, quanto grande e forte è il disperato amore che dimora nel suo cuore, se poteste guardarmi con quegli occhi neri, semi socchiusi, per un istante ancora. Forse se avessi un’altra occasione, potrei essere in grado di conquistarVi”.

Neri non amava i funerali perché non amava i preti e i loro discorsi insulsi; e ancora peggio detestava il ricordo del defunto da parte dei vivi. Il più delle volte erano patetiche balle pronunciate in nome di un buonismo ipocrita. […] Neri pensò a quello che avrebbero potuto dire di lui: sarebbe stato ricordato come un porco deviato, gran sodomita, cinico, bestemmiatore della prima ora, incarognito verso il prossimo, razzista nel midollo, ma onesto. Perlomeno con se stesso. Queste parole sarebbero piaciute a Neri, specie se pronunciate solennemente da qualche suo amico ubriaco.

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