Chi di noi non conosce “Amleto”, l’opera celeberrima di William Shakespeare? Lo spettacolo, curato da Abraxa Teatro con progetto scenico originale e regia di Emilio Genazzini, prende le mosse proprio dalle vicende del Principe di Danimarca, fornendone però una personalissima reinterpretazione, che pone al centro i vari personaggi della storia e li fa rinascere dalle ceneri della loro morte. Proprio come la fenice risorge dalle sue ceneri per risplendere di una luce ancor più brillante, così anche i personaggi dell’opera shakespeariana, rivisitata da Genazzini, rifuggono al loro destino così tragicamente segnato. Attraverso un gioco che alterna la finzione con la realtà, gli attori ci conducono magicamente all’interno di un labirinto di emozioni diverse.

Festival di particolare interesse per la vita culturale della città Improvvisi Urbani. 20° Festival Internazionale del Teatro Urbano, organizzato da Abraxa Teatro, è realizzato con il sostegno di Roma Capitale in collaborazione con Acea e Siae ed è inserito nel cartellone ESTATE ROMANA 2014.

"Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” E' approdata al Teatro Arvalia dal 30 gennaio al 2 febbraio l’ultima interessante creazione di Abraxa Teatro “Se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio…”, scritto e diretto da Emilio Genazzini, con Massimo Grippa. Lo spettacolo indaga trent’anni di produzione artistica e di storia italiana, instaurando un parallelo emozionale tra alcune scene degli spettacoli creati all’epoca e i fatti di cronaca, sociali e politici, che infiammarono quel periodo storico fino ad oggi. Fatti ed episodi che non si possono e non si devono dimenticare. Un testo interpretato con intensità da Massimo Grippa, uno dei giovani degli anni ’70 che si unisce ad altri inesperti ed entusiasti attori per non lasciarsi tacitare dalla strategia della paura che da sempre viene usata per reprimere la libertà. Lo spettacolo prende come riferimento anche due testi importanti intitolati ambedue “Passaggi”, di Vittorio Foa e di Igor Patruno, per essere un teatro vivo della memoria.

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